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Associazione Produttori Carni Bovine
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Produrre carne bovina riducendo l’impatto ambientale, senza compromettere l’efficienza produttiva e il benessere animale: è questa la sfida affrontata da LowEMeat – Collaudo di un sistema di allevamento del vitellone da carne a basse emissioni di gas serra in Veneto.
Il progetto ha valutato l’impatto ambientale degli allevamenti di bovini da carne veneti e sperimentato soluzioni innovative per ridurre le emissioni in aria e in acqua lungo l’intera filiera produttiva. Seguendo un approccio “Farm to Fork”, LowEMeat ha considerato tutte le principali fasi del processo: dalla coltivazione degli alimenti e dalla gestione agronomica dei terreni, fino all’alimentazione, al monitoraggio degli animali e alla valutazione delle prestazioni ambientali mediante la metodologia Product Environmental Footprint (PEF).
Sviluppato nell’arco di 33 mesi, il progetto è stato coordinato da AZOVE, con il coinvolgimento dell’Università degli Studi di Padova, delle Stalle Sociali di Monastier e Fossalunga e di IRECOOP, oltre alla collaborazione di Corteva Agriscience, Lely e CSQA.
In campo, sono state sperimentate strategie di concimazione mirata, basate sull’analisi dei terreni e degli effluenti zootecnici, con l’obiettivo di valorizzare i reflui aziendali come fertilizzanti, migliorare l’efficienza d’uso dell’azoto e ridurre il ricorso ai concimi chimici. Parallelamente, il monitoraggio della qualità dei foraggi ha evidenziato l’importanza di una corretta gestione delle fasi di raccolta e conservazione: circa il 30% dei trinciati analizzati presentava infatti un contenuto di sostanza secca non compreso nell’intervallo ottimale.
In stalla, l’introduzione di un sistema automatico per la preparazione e la distribuzione dell’unifeed ha determinato un aumento dell’ingestione, dell’accrescimento e del tempo dedicato alla ruminazione, insieme a una minore incidenza di alterazioni della mucosa ruminale. La tecnologia ha inoltre mostrato importanti vantaggi gestionali, con un risparmio stimato di circa 8.000 litri di gasolio all’anno in una stalla di 1.000 capi e una riduzione del lavoro quotidiano di almeno un’ora.
Un secondo sistema sperimentale ha consentito di monitorare da remoto gli spostamenti degli animali, la permanenza in mangiatoia e all’abbeveratoio e la temperatura corporea. I dati raccolti hanno evidenziato differenze nei pattern comportamentali tra animali sani e animali con sintomi clinici o sottoposti a trattamento, confermando il potenziale di queste tecnologie per l’individuazione precoce delle condizioni di malessere.
L’analisi PEF ha infine permesso di quantificare i benefici ambientali delle innovazioni introdotte, mettendo in evidenza le differenze tra aziende, il peso della produzione degli alimenti sull’impronta complessiva e i miglioramenti ottenibili attraverso l’integrazione tra gestione agronomica, alimentazione e tecnologie di precisione.
LowEMeat dimostra che sostenibilità ambientale, efficienza produttiva e benessere animale possono procedere nella stessa direzione, trasformando l’innovazione in uno strumento concreto per rendere più competitivo e responsabile il settore bovino da carne del Veneto.
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Pubblicazioni scientifiche:
Environmental impacts of intensive beef fattening: a case study in the Veneto region, Italy